Calcio e Finanza
·5 de abril de 2025
Scaroni: «Delusi ma al lavoro per Milan vincente. San Siro? Sono ottimista»

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«Questa è una stagione che ci lascia l’amaro in bocca, vale per tutti e in particolare per me che ho sempre detto che raggiungere la Champions fosse un traguardo obbligato. Oggi che la vediamo lontana non possiamo essere soddisfatti, però c’è anche qualcosa di positivo: abbiamo portato a casa un trofeo battendo due squadre importanti, siamo in corsa per la Coppa Italia. Non ci basta, ovvio, ma posso promettere il massimo impegno di tutti perché la prossima stagione sia di soddisfazione. Siamo già al lavoro». Lo ha detto il presidente del Milan Paolo Scaroni, in una intervista alla Gazzetta dello Sport.
«Non c’è dubbio che la sfera internazionale, quindi parlo di Champions, delle altre Coppe e del Mondiale per club, per il Milan è il minimo di cui accontentarsi. E devo dire che se guardiamo al futuro tra 20 anni la maggior attenzione alle competizioni internazionali sarà inevitabile, è un fenomeno che coinvolge tutti gli sport. Ma questo non significa che non puntiamo a vincere gli scudetti, anzi».
«Direttore sportivo? Ora vogliamo rafforzarci anche nella dirigenza. Non entro nel merito dei singoli nomi, osservo solo che ne leggo molti che non escono da noi: mi viene il dubbio che siano autocandidature diffuse da chi vuol venire al Milan».
«Ibra e Furlani? Guardi, io li vedo lavorare assieme a Casa Milan e vanno d’amore e d’accordo. I ruoli sono chiari: Ibra è parte del management di RedBird ed è “prestato” al Milan. È stato criticato per essere stato assente, ma era malato. Mi ripeto: è un valore aggiunto. È stato un campione in campo e lo è anche fuori, sicuramente resterà in questo progetto. Ma voglio insistere su un concetto: le persone sono importanti, ma il Milan viene prima di tutto. E ne siamo tutti consapevoli».
«Giocatori da cui ripartire? Quando si accende Leao entusiasma tutti i tifosi, me compreso. Poi è sempre antipatico fare dei nomi, ma per costanza di prestazioni ne cito due: Pulisic e Reijnders, che credo abbiano conquistato tutti. Non a caso li vogliamo a lungo con noi».
«Cardinale sfiduciato dalle contestazioni? Al contrario, è più che mai determinato a vincere, come tutti noi che lavoriamo al Milan e che siamo tifosi. Anche se non è tutti i giorni qui, Cardinale dedica al Milan molte ore della sua giornata. RedBird ha già portato il club al record dei ricavi, più che raddoppiati negli ultimi quattro anni (da 192 a 457 milioni, risorse tutte reinvestite nel club) e con le sue competenze è stato utilissimo per il progetto stadio. Certe contestazioni verso chi ha investito 1,2 miliardi per acquistare il club non sono il modo migliore per sostenerci. Quello di RedBird è un disegno che condividiamo tutti, ma così come per tutti i risultati sportivi sono la priorità assoluta. Sono la base su cui si poggia tutto il resto».
«Ottimista su San Siro? Devo dire che sì, lo sono. E sa perché? Perché non è più solo il progetto di Inter e Milan, ma anche il progetto dell’amministrazione comunale. Dopo sei anni spesi in prima persona su questo tema non posso che apprezzare questa larga condivisione. Sul progetto noi e l’Inter viaggiamo allineati perché abbiamo esigenze simili, lo stesso numero di presenze allo stadio, le stesse necessità di avere posti premium adeguati alle esigenze delle aziende, che ci permettono anche di tenere prezzi accessibili per tutti gli altri. Ora c’è la volontà comune di costruire uno stadio bellissimo, finalmente all’altezza della città di Milano. E, mi faccia aggiungere, che ci consenta di avere un ambiente per famiglie, accessibile a tutti e al sicuro da infiltrazioni criminali. Noi, con l’Inter e la Lega calcio, siamo uniti anche nel voler porre fine a certi fenomeni che hanno dato discredito alle nostre realtà».
«Problemi del calcio italiano? Quello degli stadi è forse il più facilmente risolvibile. Gliene cito altri tre. Quasi tutte le riunioni di Lega si concentrano sulla vendita dei diritti tv internazionali. Qui siamo a un decimo degli incassi dalla Premier e a un terzo dalla Liga. La soluzione più banale sarebbe quello di avere campioni come Messi e Ronaldo che per dieci anni sono stati testimoni perfetti della Liga, ma come si capisce non è un percorso facile».
«Il tema delle scommesse sportive: in tre anni la raccolta è cresciuta di quasi 30 volte eppure il calcio non riceve nulla. Devo dire che abbiamo risposte positive dal governo perché ci venga riconosciuto una percentuale di “diritti d’autore”, oltre che per l’abolizione del decreto dignità. Infine la pirateria: c’è una legge estremamente moderna che però viene applicata solo verso chi organizza la truffa ma non verso l’utente. Chi usa il pezzotto non si rende conto che sta facendo un danno alla sua squadra: parafrasando Kennedy il tifoso non deve chiedersi solo cosa la sua squadra può fare per lui ma anche cosa lui può fare per la sua squadra».
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