Juventus FC
·27 Maret 2025
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Giornata importante all'Allianz Stadium, dove il nuovo tecnico, Igor Tudor, ha vissuto la sua presentazione alla stampa. Ecco le sue parole, precedute da un intervento di Cristiano Giuntoli, Managing Director Football del Club.
«Ringrazio Thiago Motta e tutto il suo staff per il grande impegno profuso in questi mesi: il nostro rapporto è ed è stato improntato a stima, difetto e dialogo, e sono convinto che sarà un grande allenatore, cosa che gli auguro. Dopo Firenze abbiamo analizzato a mente fredda l’andamento delle ultime gare, e abbiamo deciso di dare una sterzata per il bene della Juventus, perché le ultime settimane ci hanno destato preoccupazione. Abbiamo scelto Tudor, anche e soprattutto, per le sue qualità tecniche, umane e morali: rimarrà con noi fino a fine stagione, Mondiale per Club compreso, dopodiché ci siederemo a un tavolo, ma la speranza è quella di continuare insieme, perché siamo fiduciosi nel futuro di questa squadra, nella nostra rosa e nel nostro tecnico.»
L’emozione di allenare la Juventus
«Vorrei innanzitutto ringraziare il direttore e tutto il club per questa opportunità. Per me è un onore poter allenare la Juventus e darò tutto me stesso per questa squadra, perché non voglio deludere nessuno. So bene cosa rappresenta questo club, la sua storia, il suo prestigio. Quando arriva una chiamata come questa, le emozioni sono inevitabili: la Juve è un club che tutti vorrebbero allenare, e io mi sento pronto per questa sfida.
C’è tanta voglia di lavorare, di fare bene, di raggiungere l’obiettivo che tutti conosciamo. Credo molto in questa squadra perché ha giocatori di qualità e una grande voglia di migliorare. Sappiamo che il momento non è semplice e che c’è poco tempo per lavorare, ma non devono esserci scuse. Nella mia vita non le ho mai cercate: mi sono sempre messo alla prova, affrontando le sfide a testa alta. Voglio giocatori con questa mentalità, che sentano il peso e l’onore della maglia che indossano, e che siano pronti ad assumersi responsabilità. Partiamo da qui».
I giocatori e i leader della squadra
«Vlahovic è un giocatore fortissimo, sono felice di poterlo allenare, ha tutto ciò che serve a un attaccante di prima classe: segna, è intelligente, ha personalità e sa trascinare i compagni. È un periodo particolare per lui, ma ha voglia di lavorare e questo è l’aspetto più importante. Abbiamo lui e Kolo Muani, entrambi giocatori forti, e la loro presenza è un vantaggio per la squadra. Possono giocare insieme? Certo, oppure può giocare solo uno dei due. L’importante è avere giocatori di qualità, perché senza quelli un allenatore può fare ben poco».
«Anche Yildiz e Koopmeiners sono giocatori con caratteristiche rare, e questo li rende molto preziosi. Sono ragazzi che possono e devono fare gol, perché nel calcio chi gioca vicino alla porta è decisivo. Il mio compito sarà trovare la posizione giusta per permettere a ognuno di rendere al meglio e contribuire alla squadra. Ho visto un gruppo dispiaciuto per il cambio di allenatore, ma anche motivato e desideroso di ripartire. E questo è ciò che conta».
«Per quanto riguarda la leadership, è ancora presto per esprimere un giudizio definitivo, perché ho avuto modo di conoscere i giocatori solo da poco. Ma è chiaro che oggi le nuove generazioni sono diverse da quelle di venti o trent’anni fa. La personalità è una cosa che si costruisce nel tempo, con le esperienze e con le responsabilità. Alla Juve, però, non si guarda all’età: qui devi essere forte, punto. È una mentalità che ho imparato quando giocavo qui, ed è quella che voglio trasmettere ai ragazzi».
Il capitano e l’identità della squadra
«Tutti devono prendersi responsabilità, ma avere un punto di riferimento è fondamentale. Per questo il nuovo capitano sarà Locatelli. Lo conosco come un ragazzo serio, con i valori giusti e un grande senso di appartenenza. Credo abbia le qualità per essere un capitano all’altezza di questa squadra. Insieme a lui individueremo altri due o tre giocatori che avranno un ruolo di guida, e nei prossimi giorni definiremo questa struttura interna».
«Dal punto di vista del gioco, c’è tanto su cui lavorare. La priorità è dare serenità e spensieratezza alla squadra, ma senza trascurare l’intensità e la cattiveria agonistica. Dobbiamo lavorare su ogni aspetto, tattico, mentale e fisico, con la consapevolezza di ciò che rappresentiamo. La Juve è un club che ha costruito la sua storia sull’ambizione e sul sacrificio, e questa deve essere la nostra mentalità: andare forte, sempre».
L’approccio tattico e la mentalità
«Ho allenato squadre che giocavano sia a quattro in difesa che a tre. Ho impostato pressing a uomo e a zona. Ogni squadra ha caratteristiche diverse e l’allenatore deve essere bravo a trovare il sistema più adatto ai giocatori che ha a disposizione. Non esistono formule magiche o moduli che garantiscono automaticamente il successo. Conta l’interpretazione, lo spirito, la voglia di vincere ogni duello.
Ci vorranno alcune settimane per vedere i primi miglioramenti dal punto di vista tattico, ma ciò che deve essere chiaro fin da subito è lo spirito. Non possiamo prescindere da due cose: testa e cuore. Voglio una squadra coraggiosa, che non rinunci a nulla. Mi piace attaccare con tanti uomini, ma non voglio subire gol. Il calcio sta cambiando, il pubblico è sempre più esigente, e noi dobbiamo proporre un calcio che sia efficace ma anche interessante da vedere. La qualità del gioco non deve mai essere trascurata».
Il DNA juventino e il passato alla Juve
«Alla Juve ho imparato tanto, sia da giocatore che da vice allenatore. Questo club ha una cultura del lavoro unica. Ho raccontato ai ragazzi alcuni episodi che ho vissuto qui da giovane: ricordo Zidane che mi lasciava il posto in fisioterapia con umiltà, pur essendo una stella mondiale, o Del Piero che mi spiegava come lasciare in ordine l’abbigliamento per rispetto di chi si occupava della squadra. Sono dettagli, ma fanno la differenza. Questa è la Juve: rispetto, disciplina, sacrificio e voglia di vincere».
«Negli anni ho girato molte squadre e non ho mai visto una mentalità come quella che ho trovato qui. Alla Juve il lavoro viene prima di tutto e ogni scelta viene fatta con grande attenzione. Questo spirito deve essere il nostro punto di partenza».
«Ho parlato con Marcello Lippi, che per me è stato un punto di riferimento. Lui è stato l’allenatore che mi ha portato qui, e quando penso a lui, penso alla Juventus. Il suo modo di comunicare, di gestire lo spogliatoio, di trasmettere la cultura vincente è qualcosa che ancora oggi mi porto dentro. Gli sono molto affezionato».
Il sostegno dei tifosi e l’importanza dei dettagli
«I tifosi sono il cuore pulsante della Juventus e sono sicuro che sabato ci saranno vicini. Questo è un club che si ama, che si vive con passione, e il loro supporto sarà fondamentale. Anche i ragazzi ci tengono e faranno di tutto per regalare loro una prestazione all’altezza. La partita non sarà semplice, perché il Torino è una squadra organizzata, con un allenatore che sta facendo un grande lavoro, ma daremo tutto».
«Nel calcio moderno, i dettagli fanno la differenza. I calci piazzati, ad esempio, sono un aspetto che può spostare gli equilibri di una partita e incidere sulla classifica. Per questo lavoreremo con grande attenzione su ogni aspetto, senza lasciare nulla al caso. Voglio una squadra attenta, concentrata e determinata in ogni situazione di gioco».
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