Juventusnews24
·5 April 2025
Thiago Motta al Corriere: «Deluso perchè non è andata come volevamo, ma non è fallimento. Mancanza di empatia e Giuntoli, vi dico tutto»

In partnership with
Yahoo sportsJuventusnews24
·5 April 2025
Thiago Motta ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera. Di seguito le parole dell’ex allenatore della Juventus, esonerato nel corso dell’ultima sosta per le nazionali.
FINE AVVENTURA – «Difficile fare un’analisi, essendo così vicini a quello che è successo. Sicuramente sono deluso perché non è andata come speravamo, soprattutto in Coppa Italia e Champions. Però non sono d’accordo quando sento parlare di fallimento: il nostro lavoro è stato interrotto quando eravamo a un punto dal quarto posto in classifica che era, a inizio stagione, l’obiettivo prioritario. Quando ho accettato questo incarico, con grande entusiasmo, sapevo che sarebbe stato un progetto triennale, fondato su una profonda rivoluzione della squadra, sul suo radicale ringiovanimento. So benissimo che, in squadre del livello della Juve, bisogna vincere. Tanto più dopo anni nei quali questo non è accaduto. Il progetto non è sicuramente andato come volevamo o come avevamo immaginato»
FIDUCIA DELLA SOCIETÀ – «Pubblicamente avevano espresso la loro fiducia e indicazione di proseguire il percorso. Segnali importanti, che alla fine danno tranquillità e stimoli per continuare a lavorare. Noi abbiamo sempre avuto la convinzione di continuare a impegnarci per finire la stagione arrivando al quarto posto, con la qualificazione in Champions. Ma conosco il calcio e so che le cose possono finire come sono finite perché in una squadra grande come la Juventus la vittoria è un imperativo e, soprattutto nelle ultime due partite, non abbiamo fatto bene e loro hanno, legittimamente, scelto un’altra strada»
CAMBI – «Tante cose abbiamo fatto bene, tante altre le cambierei, di sicuro. Ho sempre analizzato quello che si è fatto male, ma anche dopo una vittoria penso che si possa cambiare qualcosa, una strategia di gioco, una sostituzione, una scelta, un titolare. Non è che quando si vince è tutto perfetto, Tante cose rifarei, tante cose cambierei»
ULTME PARTITE – «Nelle ultime due partite abbiamo giocato male e quindi certamente cambierei le mie scelte, Nessuno che non sia arrogante nega i propri errori. Ma non accetto che si butti via tutto il lavoro fatto. Una squadra tutta nuova, falcidiata dagli infortuni, stava per raggiunge re l’obiettivo prefissato. Ma io ho accettato la scelta della società e spero il bene per la Juve»
MANCANZA DI EMPATIA – «Queste sono le cose che mi danno fastidio, perché mi possono criticare come allenatore per le mie scelte e questo ovviamente l’accetto Ma chi dice che lo avevo lo spogliatoio contro è un bugiardo. Sono cose inaccettabili, non è vero. Mai nessuno con cui ho lavorato, in carriera, ha detto pubblicamente di avere avuto problemi con me. Alla Juve avevo un ottimo rapporto con tutti i miei giocatori dal punto di vista professionale e umano. Un rapporto basato sul rispetto, sulla chiarezza. Poi è normale che chi gioca meno possa essere meno contento. Sono stato anche lo calciatore, e quando non giocavo non ero certo contento. Ma ho sempre rispettato le decisioni del tecnico, e così è stato, con i giocatori della Juve. Credo di aver dimostrato che chi non gioca oggi può farlo in seguito, in relazione al suo stato di forma, a come si allena. Ho dovuto ascoltare in questo periodo non critiche tecniche, sempre da tener di conto, ma attacchi personali. Questo modo di agire nell’ombra lo trovo arrogante e indecente perché il rapporto con i miei giocatori e con la squadra era ottimo e questi ragazzi hanno sempre dato tutto, hanno fatto sempre il massimo. Delle volte abbiamo vinto, delle altre no. Giudicarmi come allenatore, criticare le mie scelte di campo, di giocatori, di tattica, tutto quello che ha che fare con il calcio lo accetto e lo accetterò sempre. E anzi sono analisi che aiutano a crescere. Però non accetto gli attacchi personali fondati su maldicenze»
GIUNTOLI SI ‘VERGOGNAVA’? – «No. Non ho mai avuto la conversazione di cui si è scritto, mai. E mai ho avuto un litigio con il direttore, mai. Abbiamo parlato di come migliorare la squadra, come sempre, e lo abbiamo fatto con chiarezza e onestà, anche con opinioni diverse, come sempre si fa. Sono proprio queste bugie che non intendo lasciar passare»
MERCATO – «Si, sono sempre stato in sintonia con il direttore per la definizione della rosa. Abbiamo Iniziato con una squadra che, per motivi sportivi ma anche economici, dovevamo profondamente cambiare lo non sono entrato nelle valutazioni economiche dei singoli giocatori, ma abbiamo sempre concordato le scelte volte a rinforzare la squadra»
POST EMPOLI – «Dopo quella partita non ci potevano essere scuse. È stata una prestazione non da Juve. Abbiamo sbagliato tutti, io per primo, come ho sottolineato sinceramente nel dopo partita. Dopo la partita i ragazzi, sono ragazzi intelligenti, erano tristi, dispiaciuti e coscienti dell’occasione perduta. Noi volevamo vincerla, quella coppa»
TRADITO DALLA SQUADRA – «No. lo sono una persona nitida, sono molto onesto e molto diretto con i miei giocatori. Quella volta avevo espresso con durezza nello spogliatoio i miei sentimenti. Però tradito no, mai, perché dal primo giorno questi ragazzi si sono allenati bene, hanno mostrato voglia di fare bene. Abbiamo superato momenti molto complicati, specie con gli infortuni, ma loro hanno sempre trovato il modo di dare qualcosa in più, nessuno ha fatto il furbo. Abbiamo tutti cercato di fare il meglio e ci dispiace di non esserci riusciti fino in fondo»
FORMAZIONI – «Si, abbiamo cambiato spesso le squadre, anche perché abbiamo avuto infortuni, anche perché giocando ogni a-3 giorni vedevamo che avevamo bisogno di ruotare alcuni giocatori per ottenere il massimo. Questo non vuol dire che ho fatto sempre tutto giusto, ma certo ho sempre fatto tutto per vincere. E come me hanno fatto i giocatori»
USCITA DALLA CONTINASSA – «Ero triste, perché quando ho accettato questo lavoro immaginavo che andasse in un altro modo. Però è stata una grande esperienza, sia professionale che umana. In questo momento mi godo la mia famiglia perché, quando alleno, la mia famiglia rimane in Portogallo, non vogliamo cambiare le scuole alle bambine. E un privilegio poter essere con loro in un momento così negativo. Ma sono pronto a tornare per poter sposare un altro progetto»
TIFOSI – «Li ringrazio per tutto quello che abbiamo vissuto insieme. La Juve è una grande squadra e ha bisogno di vincere, non basta mai parteci pare. In 25 anni di calcio ho imparato che per vincere serve fiducia, serve chiarezza e serve che alla fine ognuno di noi assuma fino in fondo le proprie responsabilità. La Juve deve tornare a vincere. Il che non le accade da troppi anni, dopo un ciclo leggendario. Questa squadra avrebbe avuto bisogno di meno infortuni e di più tempo. Ma penso che quello che abbiamo seminato resterà. Ai tifosi dunque dico so lo grazie per esserci stati vicini, anche criticamente, ma sempre con grande amore»
SI E’ SENTITO SOLO? – «No, perché so benissimo che in questo la voro le vittorie sono di tutti e le sconfitte dell’allenatore. Ma so anche bene che non si deve cambiare rotta: anche in futuro prenderò le decisioni che ritengo giuste senza nessun calcolo di interesse. Se vanno bene sarò felice per tutti e se vanno male mi assumerò le mie responsabilità come sempre e come ho fatto con la Juventus»
YILDIZ-MESSI – «Questa cosa con Yildiz non è mai successa Non ho mai detto a Kenan una cosa simile. Ho chiesto tante cose ai miei giocatori, ho delle esigenze e dei principi come allenatore, sicuramente. Possiamo sempre discutere per trovare il modo migliore di fare, però sempre in modo positivo, con rispetto reciproco. Non ho mai avuto questa situazione con Kenan»
YILDIZ – «Un ragazzo giovane, con un potenziale enorme, che con noi ha giocato tantissime partite da titolare, perché l’ha meritato. Quando non l’ho schierato è perché volevo salvaguardarlo, negli inevitabili momenti di minore forma. Credo che Yildiz avrà un futuro da protagonista perché, al di là del suo talento, è un campione come ragazzo. Come giocatore, ha un grande talento naturale, ma la sua dote migliore è la voglia di lavorare, di migliorare, di fare le cose seriamente. Non è facile trovare un ragazzo, cosi giovane, con questa mentalità, questa cultura del lavoro. Tutto ciò, insieme alla sua qualità tecnica e fisica, ne sta facendo un ottimo giocatore. È un 2005, avrà un futuro sicuramente importante, se continua a lavorare in questo modo»
DANILO – «Con Danilo abbiamo avuto un buon rapporto. Quando è stato con noi, quando ha giocato, è stato sempre il nostro capitano. È chiaro che stavano emergendo altri giocatori come Savona, che avevo visto molto bene. Era una concorrenza importante che Danilo ha sempre accettato nel miglior modo possibile allenandosi e cercando di fare il meglio. Sono concorrenze, in squadra, che ho sempre favorito, perché è una delle mie convinzioni: fanno crescere il singolo, ma, in automatico, anche la squadra. Il rapporto è stato un rapporto normale tra un giocatore e un allenatore. Poi è finito. Va detto che obiettivo e compito del club erano anche ringiovanire la rosa»
BREMER – «Giocando ogni due o tre giorni abbiamo avuto tantissimi infortuni. È chiaro che tutti i giocatori sono importanti, però Bremer per questa squadra è fondamentale in tutti i sensi, sla in campo che nello spogliatoio. Con lui in campo abbiamo fatto sei clean sheet. Poi si è fatto male anche Cabal… All’inizio della stagione, quando si parlava della cessione di Bremer, ho chiesto alla società che restasse con noi. Gleison è un giocatore importantissimo, ed è chiaro che senza di lui tutto è stato, è diventato, molto più difficile»
KOOPMEINERS – «Secondo me Koop è stato caricato fin da subito di troppe attese. Ha pesato il costo molto alto del suo acquisto. In questi casi le aspettative aumentano e gravano più di quanto si pensi sul giocatore. Però sono sicuro che saprà fare sempre meglio. E’ un giocatore di alto livello, è un giocatore che l’anno scorso nell’Atalanta e con la sua Nazionale ha sempre giocato molto bene. Sono convinto che quando si equilibrerà e quando si normalizzeranno le aspettative lui tornerà ai suoi livelli. Ha bisogno di adattarsi al suo ruolo sia nello spogliatoio che in campo, ma migliorerà sempre, perché è un ottimo giocatore, è un bravissimo ragazzo, che lavora molto bene e sono certo che darà tanto a questa squadra»
RICONOSCENZA – «No. Il mio modo di agire, piaccia o no, cerca di essere sempre coerente: se vedo in un giocatore impegno, dedizione, voglia di aiutare la squadra lo difenderò sempre. E non cercando qualcosa in cambio, neanche messaggi sui social. I social alterano la realtà: oggi tutto quello che non si dice pubblicamente sembra non esista, non sia vero. Invece per me sono veri e importanti i messaggi ricevuti dai giocatori in via privata. Cosa che è stata fatta da tanti di loro. Pensieri importanti perché sono lo scambio di un sentimento di riconoscenza per quello che si è fatto insieme. Sono stati molti, non solo Koop, mi hanno scritto tantissimi altri ragazzi, anche quelli con i quali magari sono stato più severo, così come le tante persone che lavorano nel club»
BRUTTO CARATTERE – «No, anzi. Sono una persona onesta, diretta, mi piace dire le cose davanti, non creare sotterfugi, intrighi o pettegolezzi. Quando devo affrontare una situazione sia con una persona che lavora nel club, sia con un giocatore, preferisco discutere faccia a faccia. Con i giocatori parlo a livello individuale o a livello collettivo quando penso di dover dire cose importanti per tutti. E poi mi place scherzare e condivide re anche momenti più leggeri con i giocatori. Non sono un allenatore che si mette a urlare contro un giocatore o a fare gesti plateali durante la partita. Ho imparato da Van Gaal che le partite si preparano in settimana, lavorando sodo, lo sono stato dentro al campo e questo è il mio modo di vedere. Lo dico rispettando gli altri, ognuno fa come crede. lo penso, perché sono stato giocatore, che il momento della partita è il momento del protagonista, che è il calciatore. È la responsabilità del giocatore e lo dobbiamo lasciare il più tranquillo possibile in quel momento, perché lui sia sereno e possa fare bene il suo lavoro. So che non è facile per loro, perché soprattutto quelli che giocano saranno sempre giudicati bene o male, e in due o tre giorni si può passare da essere un fenomeno a essere uno scarto e questo non è facile da gestire. Io sono li per aiutarli, non per creare problemi. E per farlo conosco un solo modo: essere onesto e sincero»
VLAHOVIC – «Dusan ha giocato tantissimo, qualcuno diceva troppo, perché l’ha meritato, perché ha lavorato bene. Delle volte non ha potuto giocare perché ha avuto infortuni che lo hanno tenuto fuori dieci giorni. E’ un ragazzo intelligente, capace di discutere e condividere le scelte. Il rapporto con lui è stato buono, ma allo stesso tempo è normale che pesi il fatto di scendere in campo o no. Dusan quando non ha giocato non era felice, ma ha avuto sempre rispetto per le mie scelte, ha continuato a lavorare e quando è entrato in campo ha fatto il suo, dando il massimo e cercando di aiutare la squadra»
CAPITANI – «Quando c’era Danilo il capitano era lui, ovviamente quando giocava. La Juve nata Testate scorsa era un progetto nuovo, con tanti cambiamenti, con tanti nuovi in squadra. Dovevo trovare il giocatore adatto, perché fare il capitano per me non è un gioco. Per me il capitano ha una grande responsabilità nel quotidiano, in campo e fuori dal campo. Ho cercato la persona giusta. Lo sarebbe certamente stato Bremer, che aveva l’autorevolezza necessaria. Poi la scelta è caduta su Locatelli, che lo è da tempo»
Langsung
Langsung
Langsung
Langsung
Langsung
Langsung