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·27 marzo 2025
La Nazionale del futuro non è meglio di quella attuale

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·27 marzo 2025
L’eliminazione dalla Nations League ha scatenato nuove considerazioni sul presente della Nazionale e sugli errori commessi a monte: dai settori giovanili ai ragazzi che, si sa, non giocano più per le strade. Il futuro prossimo degli Azzurri sarà ancora nelle mani dell’attuale generazione – quella dei Barella (1997), dei Donnarumma, Bastoni, Retegui (1999), dei Cambiaso, Tonali e Kean (2000) – che non ci sta regalando grandi soddisfazioni.
Ma il futuro più remoto non è certo incoraggiante. O, meglio: dal confronto coi singoli delle altre Nazionali europee, emerge una differenza abissale dal punto di vista del potenziale, dei minuti giocati coi club, del valore di mercato. Pensiamo alla Spagna, che per l’edizione 2025 degli Europei U21 potrebbe permettersi di convocare pilastri della Nazionale maggiore come Yamal, Gavi e Nico Williams – ma basta citare una nostra “vecchia” conoscenza: il 2005 Huijsen.
Anche la Francia fa paura: oltre a poter contare su fenomeni come Cherki e Zaïre-Emery (2006), è la Nazione che registra più titolarità di Under 21 nei top-5 campionati europei: 102 calciatori per 930 apparizioni totali dal 1’. In Germania Wirtz, Musiala, Adeyemi; in Inghilterra Bellingham, Palmer, Mainoo. In Italia, i più promettenti nati dopo il 01/01/2002 giocano in Premier League e non sempre da titolari: Calafiori, Udogie, Kayode.
La discriminante si può dividere tra minuti giocati (che mancano ai più giovani come Pafundi o Camarda) ed esperienza internazionale: quella che non hanno, per esempio, i fratelli Esposito – ma in generale i nostri U21. Insomma, più che sperare vanamente nelle future generazioni conviene ottimizzare il potenziale attuale, costruire un gruppo maturo, con una propria identità, in cui inserire di volta in volta gli azzurrini più meritevoli.