DAZN, Azzi: «Con la pirateria si svalutano i diritti tv. I club siano più attivi» | OneFootball

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·02 de abril de 2025

DAZN, Azzi: «Con la pirateria si svalutano i diritti tv. I club siano più attivi»

Imagem do artigo:DAZN, Azzi: «Con la pirateria si svalutano i diritti tv. I club siano più attivi»

La lotta alla pirateria ha bisogno di una accelerazione decisa. A ribadirlo è Stefano Azzi, amministratore delegato di DAZN Italia. «Non c’è tanto da usare l’immaginazione. I numeri sono eloquenti come è chiaro il rischio: la pirateria digitale sta svalutando i diritti dello sport. Non siamo i soli a dirlo. Non è il caso di scherzarci su, né di perdere tempo», ha commentato Azzi in un’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore.

DAZN, di proprietà della Access Industries di Len Blavatnik, si è aggiudicata la trasmissione della Serie A per cinque stagioni, partendo proprio dalla 2024/25, per un esborso di 700 milioni di euro all’anno con in più un meccanismo di revenue sharing con la Lega Serie A al superamento di determinate soglie di abbonamenti.


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La prima stagione del massimo campionato italiano si sta per concludere, ma per DAZN l’estate non sarà di certo meno importante visto che dal 15 giugno inizierà il nuovo Mondiale per Club che la piattaforma di sport in streaming si è aggiudicato su scala mondiale e sarà trasmesso gratuitamente, oltre all’accordo di sublicenza con Mediaset.

Tornando sulla Serie A, Azzi commenta così la prima stagione del nuovo accordo con la Lega Serie A: «Non è all’anno che noi guardiamo i risultati degli abbonamenti. A me interessa il percorso di lungo periodo e la crescita. In questo momento devo dire che il mercato non ha ancora risentito degli effetti dell’azione antipirateria, nonostante l’eccellente lavoro legislativo. A mancare ancora sono le sanzioni agli utilizzatori; da qui l’assenza di un effetto di deterrenza pieno. Siamo fiduciosi che arriveranno. Peraltro saranno anche retroattive, chi compra pirateria lascia una traccia digitale della visione in rete».

«I numeri sono spaventosi – ha continuato Azzi –. In Italia, secondo l’ultimo Osservatorio Fapav-Ipsos relativo al 2023 quasi 4 milioni sono abbonati a piattaforme illecite. A questi si aggiungono 12 milioni tifosi occasionali: quelli cioè che fruiscono dello sport comprando ogni tanto partite di loro interesse e big match, in modalità pay per view, sempre in maniera illegale. E in tutto questo c’è una questione da considerare con attenzione. Quale? Fra chi fa ricorso a visioni illecite c’è una grande percentuale di persone abbienti che possono permettersi il calcio, non pagano e rischiano la loro reputazione per un euro al giorno. È una questione culturale che va affrontata con decisione».

Una lotta alla pirateria che sta a cuore non solo alle istituzioni calcistiche italiane, ma è un problema che attraverso l’intero mondo del calcio, e non solo: «Mi aspetto dai club un ruolo più attivo perché gli stessi diritti televisivi si stanno svalutando e rischiano di svalutarsi ancora di più senza un’azione ancora più incisiva. Alla quale è importante concorrano tutti: legislatore, forze dell’ordine, ma anche i club. Questi ultimi sono i più vicini alle comunità dei tifosi. Sono il primo punto di riferimento e possono giocare un ruolo più attivo per innescare il cambiamento culturale necessario. Oltre al lavoro che si sta portando avanti a livello nazionale, è altrettanto importante che i club agiscano a livello locale».

Sullo stato di salute di DAZN: «Le previsioni non sono favorevoli? Posso dire che sono talmente tanto azzeccate, che abbiamo acquisito i diritti globali per il Mondiale per Club FIFA con un accordo storico. Aggiungiamo poi Foxtel in Australia. Già questo è sufficiente a rispondere. La direzione della crescita è chiara. Qualità? Senz’altro il miglioramento è un punto chiave. Il calcio dovrebbe aprirsi a una maggiore sperimentazione per aumentare il coinvolgimento. Questo però non vuol dire che si parta da un livello basso, anzi».

«Gli investimenti richiesti per l’esclusiva sono alti e non si ripagano con la sola pubblicità – conclude Azzi –. Per eguagliare il valore dei diritti di ogni stagione di Serie A servirebbe raccogliere ogni anno almeno 15 volte il valore della pubblicità programmata a Sanremo sull’audience che fa la kermesse. Assumendo che ci siano aziende con tale capacità e benefici dal farlo. Io dico che non bisogna girare attorno al problema. Più pirateria digitale equivale a un minore valore dei diritti che poi equivale a minore disponibilità dei broadcaster a investire. E questo vuol dire minori ricavi per club. L’equazione è, purtroppo, fin troppo lineare».

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